La Spada nella Roccia- La domenica più importante dell'anno
Oggi si vota in Ungheria. Tenetevi forte.
Buongiorno,
Come state?
Benvenuti alla domenica elettorale più attesa dell’anno.
Oggi si vota in Ungheria, paese piccolo (meno di 10 milioni di abitanti) e di scarso rilievo economico (200 mld di pil; l’Italia, per dire, ne ha più di 2000; la Lombardia ne ha più di 500). A quel voto, locale e di rilevo-in teoria-ridotto, guarda tutto il mondo, non solo noi sciroccati della domenica mattina. Guarda Bruxelles che da mesi prega forsennatamente tutti gli dei del cielo affinché Orban perda; guarda la Russia che nell’Ungheria di Orban ha un solido alleato e un cavallo di Troia nell’UE; guarda Donald Trump che per realizzare il suo disegno iconoclasta e populista ha bisogno se non di smantellare quanto meno di indebolire l’UE e, di conseguenza, di qualcuno che in UE gli dia una mano a farlo (e questo qualcuno, per tutta evidenza, non può essere Giorgia Meloni).
Quindi insomma un’elezionona. Una pedina dal cui spostamento dipende tutto quanto il gioco.
Ora: a questo punto della storia posso scegliere la strada facile, e parlarvi dei sondaggi, o quella difficile e parlarvi di come, queste elezioni, per quanto cruciali, determinanti, storiche, eccetera eccetera eccetera, risolveranno solo una parte, per altro minima, dei problemi dell’UE. Diciamo che passeranno lo Swiffer. Che è meglio di niente. Ma che non è fare le pulizie (ps: io ODIO passare lo Swiffer).
Direi che le strade, a conti fatti, le percorreremo entrambe. Prima parliamo dei sondaggi, poi parliamo di come l’UE potrebbe pure risparmiarsela tutto questa ansia elettorale.
Iniziamo dai sondaggi:
Il partito Fidesz di Orban è sempre indietro di 10 punti, anzi 11 (ah la civiltà dei Paesi dove i sondaggi sono visibili fino all’ultimo giorno!) e il partito di opposizione Tisza, guidato da Peter Magyar, è sempre avanti.
In realtà prima di sfregarvi le mani, vi esorto a aspettare. Perché Viktorone Orban ha messo a punto un sistema elettorale a prova di sconfitta elettorale.
Seguitemi perché è complicato.
Allora: in Ungheria il Parlamento conta 199 seggi. La legge elettorale prevede che una parte dei seggi (106) siano assegnati con il maggioritario puro e una parte (93) con il proporzionale: come da noi. Solo più complesso e, soprattutto, disegnato per favorire Fidesz. Perché? Perché il calcolo per questi seggi non si basa solo sui voti delle liste di partito, ma include anche i voti espressi nelle 106 circoscrizioni elettorali col maggioritario e rimette in gioco i voti ‘avanzati’ a chi ha già vinto un seggio al maggioritario. In pratica, se io vinco un collegio maggioritario con uno scarto di 100 voti sul mio avversario, mi tengo il singolo voto che mi serve a vincere, e gli altri 99 li metto nel mucchio dei voti con cui poi vengono assegnati i seggi proporzionali.
In che modo questo potrebbe avvantaggiare Fidesz? Nel modo che ci sono circoscrizioni in cui Orban è fortissimo e i voti che potrebbero avanzare ai suoi candidati potrebbero essere moltissimi.
E soprattutto, occorre ricordare come funziona la mappa elettorale ungherese, che Fidesz ha disegnato con grande cura (per gli abbonati alla mia newsletter sugli USA States: gerrymandering senza pietà) così da avere tanti collegi sicuri e pochi- e a questo punto irrilevanti- collegi contendibili. Solo la capitale Budapest è considerata sicura per Tisza. Il resto lo decideranno le città intermedie, che sono decisamente in bilico.
Allego qui sotto un tweet del portavoce del governo ungherese, così, tanto per rassicurarvi.
Quindi, siccome vi conosco e lo so che Viktor Orban non abita nei vostri cuori, il mio ruolo mi impone di dirvi: calma e gesso. È lunga e piena di insidie. E poi dare le vittorie elettorali per scontate porta pure sfiga. Quindi fermi tutti.
La seconda cosa di cui vorrei parlarvi, ossia il fatto che un’eventuale sconfitta di Orban potrebbe non si tradursi automaticamente in un sospiro di sollievo per l’UE e in un grattacapo per la Russia e gli USA di Trump, si dirama in due sottoinsiemi.
Sottoinsieme uno: il fatto che Peter Magyar si sia presentato all’Europa liberale come l’alfiere che può liberarla dalla spina nel fianco Viktor Orban è comprensibile. Ed è comprensibile che così sia percepito. Ma non è proprio verissimissimo. Sì certo, se Magyar dovesse vincere le elezioni, Viktor Orban non siederebbe più nel Consiglio Europeo e non potrebbe più fare il bello e il cattivo tempo su un continente intero giocando con la palettina del vero. Vero.
Ma al di là della figura personale di Orban, le posizioni di Magyar non è che siano particolarmente diverse da quelle di Orban. Anzi. Su un sacco di cose, dai diritti civili all’immigrazione la pensano allo stesso modo. E anche sull’Ucraina le loro posizioni sono sostanzialmente sovrapponibili (cioè: no aiuti).
Anzi: benché i deputati europei del partito di opposizione Tisza siedano nel PPE, e in genere votino allineati a quello, nel 48% delle votazioni ha votato in accordo con Fidesz.
Qui sotto trovate un grafico che mostra su quali temi hanno votato in accordo con i loro nemici-amici.
Quindi tutto questo per dirvi che Magyar è un uomo di destra (cosa che per altro dice lui stesso, senza fare finta di essere altro), con un’agenda contraria all’immigrazione e molto conservatrice in tema di Stato di Diritto, e che per molte cose è in linea con Viktor Orban.
Solo una cosa- alla fine dei conti- li distingue davvero: Magyar, che è un nazionalista, pensa che l’Ungheria abbia più possibilità di affermarsi e prosperare se rimane agganciata all’UE e se, almeno ogni tanto, le fa la bella faccia. Viktor Orban è invece convinto che con il ricatto continuo si può giocare un politicamente redditizio ruolo da arbitro (e i fatti, più volte, gli hanno dato ragione).
Sottoinsieme 2: Ma può essere che l’UE, il più grande esperimento democratico sovranazionale di tutto l’Universo e via fanfaronando, deve aspettare Magyar come se fosse Babbo Natale? Maddai.
Viktor Orban governa ininterrottamente dal 2010, e dal 2010 ha fatto tutto quello che era umanamente possibile per violare le regole e i principi dell’UE, dalla censura sui media, a variemodifiche Costituzionali, dalla corruzione alla violenza, fino all’intelligenza col nemico e -sembra- alla condivisione di documenti riservati.
In questi anni, tutti noi, abbiamo letto in svariati articoli e inchieste come gli standard democratici in Ungheria siano andati a pallino da tempo. Pochi mesi fa, in occasione del voto circa l’immunità di Ilaria Salis il Parlamento Europeo ha violato le sue stesse regole (che dicono che l’immunità non vale per gli eventuali reati commessi prima di essere eletti) perché ha ritenuto che in Ungheria la deputata Salis non avrebbe ricevuto un processo equo. E di conseguenza, con quel voto, il Parlamento ha sancito per l’ennesima volta che esiste un Paese, nella stracacchio di Unione Europea, in cui non si fanno i processi equi.
Da settimane si legge in giro del fatto che, in un Paese dell’Unione Europea, esistono pesantissimi sospetti circa il fatto che le elezioni di oggi possano essere, in qualche modo, alterate, truccate o comprate.
Da tempo esistono sospetti in merito a corruzione e malversazioni varie da parte del cerchio magico di Orban. Esistono svariatissimi sospetti (che tali rimangono, perché di processi non se ne vedono) del fatto che i fondi europei, piovuti copiosamente su Budapest negli ultimi anni, siano stati vilipesi, finendo in progetti a capocchia. Giusto ieri, tra gli svariati articoli di questi giorni, CNN ne ha pubblicato uno che si apre con questa bella foto di questa bella rotonda finanziata con un milione di fondi UE.
Eddai.
Ora: non sto dicendo che l’Ungheria sia l’unico Paese europeo ad avere problemi di trasparenza, di gestione dei fondi, di malversazioni e persino di standard democratici.
Ma sto dicendo che l’UE è l’unica organizzazione al mondo che si fa menare per il naso in questo modo.
E un’Unione Europea che si fa fare scema per 16 anni, che si fa turlupinare, derubare, vilipendere e ricattare senza dire beh non è un’istituzione seria. Eddai. Ebbasta.
Ho capito che ci sono delle norme, dei trattati, dei regolamenti e che non è che puoi prendere un Paese e sbatterlo fuori. Però le stesse norme, trattati e regolamenti dicono che non lo puoi manco tenere dentro. Quindi, secondo me, un modo almeno per evitare di farsi fare scemi dalla mattina alla sera, si può trovare. O almeno cercare.
Anche perché: mettiamo- e come visto non è da escludere- che Orban stasera vinca ancora. Che si fa? Tutt’a’ppo’? Torna a essere un leader europeo come gli altri?
Dai.
Comunque sia: la chiusura dei seggi è prevista per le 19 ora locale (che è la nostra); alle 20 più o meno le prime proiezioni. E poi si vedrà.
Se vi va, ci sentiamo verso quell’ora su Instagram al profilo lucianabig.
A domenica prossima!








